Studio di Architettura
Arch. Marco Grassi
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Viaggi studio >> Brasile 2009

 

L'architettura moderna brasiliana, a somiglianza di altre del continente latinoamericano, nasce sotto l'influsso congiunto degli ideali corbusieriani e dell'impulso politico modernizzante avviato negli anni trenta e destinato
a culminare vent'anni dopo nella costruzione della nuova capitale, Brasilia. Tra i suoi autori, ormai entrati a far parte della storia
dell'architettura moderna, essa annovera nomi famosi come Lucio Costa, Oscar Niemeyer, Alfonso Reidy, Vilanova Artigas, Rino Levi e molti altri. Brasilia proponeva una delle utopie della modernità, quella della città priva di barriere spaziali che cristallizzasse l'avvento di una società senza frontiere economiche: realizzando questo mito, ne mise a nudo le contraddizioni, che oggi ci servono di base e di punto di partenza per la comprensione degli indirizzi attuali dell'architettura.
In un paese come il Brasile, caratterizzato da una grande varietà, frutto di molteplici migrazioni, e in cui l'adattamento, l'importazione e l'acculturazione sono condizioni quotidiane di sopravvivenza, l'architettura è necessariamente ibrida, eclettica, meticcia. Più che autentica, essa deve cercare di essere appropriata, nel senso inteso dal cileno Cristian Fernandez, ovvero adeguata, adatta, propria. Da una visione sintetica della produzione recente emerge quale tratto più significativo la varietà: varietà di soluzioni regionali, di tecniche costruttive, di proposte spaziali; ma in seno ad essa esistono dei denominatori comuni quali la ricerca costante della semplicità e dell'audacia, retaggio della modernità brasiliana.
Fino agli anni sessanta la tendenza dominante è quella carioca: ma una prima differenziazione comincia a profilarsi con il brutalismo paulista di Joao Batista Vilanova Artigas. L'architettura come fattore di cambiamento sociale - idea già presente nelle avanguardie dei primi del secolo - assurge a paradigma fondamentale per una revisione architettonica e politica. Dopo aver prodotto diverse opere degne di nota, nelle quali sono presenti contemporaneamente alcuni dei suoi presupposti fondamentali - come l'indipendenza tecnologica basata sull'impiego di strutture di cemento armato, l'industrializzazione
dell' edilizia quale mezzo per
raggiungere una verità strutturale che funga da parametro etico ed estetico - si sviluppa una contraddizione tra la teoria, di cui vi è traccia nelle memorie che accompagnavano le opere, nelle pubblicazioni specializzate e in particolare nell'insegnamento universitario, e la pratica possibile. Tale situazione viene esacerbata dal confronto con la realtà della dittatura militare, tanto da sfociare architettonicamente in una gamma limitata di modelli ripetibili e, politicamente, nella negazione dell'architettura in quanto tale: e ciò, già alla metà degli anni settanta.
Prima di allora, questa tendenza aveva influito sull'apparizione di architetture diverse nelle varie
regioni del paese, ed era anche servita, più o meno volontariamente, da tramite per un approfondito dibattito sui presupposti della modernità in generale e, più in particolare, della sua espressione brasiliana, fenomeno che comincerà a manifestarsi verso la metà degli anni settanta. Per quanto frutto di un governo tecnocratico e autoritario, la rapida crescita economica, l'intensa urbanizzazione e lo sviluppo dell'attività edilizia si traducono per gli architetti in un consolidamento della maturità professionale, nonché nel definitivo passaggio dall'esercizio isolato alla pratica su vasta scala. Oltre a trasporre a livello urbano i principi teorici e formali fino ad allora applicati soltanto in opere singole, le realizzazioni di questo periodo serviranno anche da laboratorio di analisi su grande scala. A ben vedere si constata la necessità di differenziare l'architettura e la città moderna: si verifica cioè la differenza tra l'interesse di un singolo edificio moderno, ad esempio il ministero dell'Educazione e della salute (1937) inserito in un tessuto urbano tradizionale, e la debolezza della sua ripetizione fino alla noia, nella sequenza anodina e amorfa degli edifici separati da rientranze o da vuoti, caratteristica dei grandi centri di affari o di qualsiasi complesso residenziale della periferia delle nostre città.
La crisi economica e politica che coincide con la fine della dittatura militare e con il ritorno, seppure tra mille difficoltà, alla democrazia, porta da un lato a un periodo di forzata inattività per la maggior parte degli architetti e, dall'altro, a una profonda revisione del loro atteggiamento professionale e teorico.
La revisione critica del retaggio moderno, l'attenzione alla qualità urbana, la ricerca di parametri professionali che, pur mantenendo un certo livello, favoriscano una quotidianità meno pretenziosa, la valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico delle diverse realtà regionali e una posizione più realistica di fronte alla situazione economica e politica: sono questi gli aspetti più significativi delle tendenze attuali. Gli esempi qui presentati, senza pretendersi esaustivi, sono interessanti per il carattere paradigmatico delle scelte operate che bene identificano le tendenze dell'architettura brasiliana di questa fine secolo.
Ruth Verde Zein

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